Qual è la mia responsabilità in questa situazione?

Nel nostro mese di guarigione dell’Anima delle donne, abbiamo attraversato anche il Secondo passaggio del nostro Cammino nella Scuola del Ben-Essere Femminile.

Sono stati tantissimi i momenti di apertura, consapevolezza e “illuminazione”.

Una pietra miliare che abbiamo posato con le donne del II ANNO e che ci permette di camminare ora in maniera più adulta è la comprensione dell’importanza di guardare la nostra parte di responsabilità in ciò che ci accade:

Qual è la mia responsabilità in questa situazione?

C’è un abisso tra l’attribuire la colpa a qualcuno o cercare la vera guarigione nella propria responsabilità. È la distanza tra vittimismo e sovranità.

Incolpare gli altri (in primis i propri genitori…) alla lunga non ti farà stare meglio. Certo il dolore inizialmente DEVE uscire e noi per questo apriamo gli spazi dell’Opera al Nero e al Rosso. Ma poi?

Poi diventi sempre più consapevole che incolpare gli altri significa evitare di SENTIRE ed eludere il tuo pezzo di responsabilità, mentre “guarire” è una forma di assunzione profonda di responsabilità personale». Anche verso il proprio Io Bambino.

Durante questo secondo passo di Cammino, abbiamo sperimentato che lanciare accuse e vivere nel “ Ah, se solo non mi aveva fatto quello… ” porta a:

  • Compiacimento e senso di vittimismo
  • Indebolimento e perdita di potere
  • Proiezione di rabbia non elaborata ed evitamento del dolore sottostante

 

Mentre la guarigione è caratterizzata da:

  • Sentire il dolore, dargli voce e lacrime, abbracciare ogni parte di noi, portare parole d’amore e rispetto, vedere quanto ci siamo abbandonati e forse lo stiamo ancora facendo e acquisire chiarezza e comprensione per credere in un cambiamento sano e progressivo nella propria vita
  • Trasformare le convinzioni limitanti ereditate con nuove convinzioni che sostengono pienamente il fiorire in ciò che sei davvero
  • Assumersi la responsabilità del proprio Percorso, diventando consapevoli di schemi inconsci antichi e facendo nuove scelte che nutrano i tuoi veri desideri
  • Passare dall’essere persone “Se…” a persone “Nonostante…”. Nonostante quell’abbandono, io ora mi prendo per mano e non mi lascio più.

 

Questo non giustifica alcun comportamento dannoso che possa essere stato inflitto. Ci è permesso provare risentimento o essere arrabbiati e turbati per il modo in cui i nostri genitori o altri ci hanno cresciute o trattate, pur provando al contemporaneo empatia per il modo in cui sono stati a loro volta cresciuti e comprendendo perché si comportano in determinati modi. Ci è permesso vedere tutti anzitutto come esseri umani che hanno dei difetti e possono provare dolore e difficoltà, pur continuando comunque a ritenerli responsabilità.

Io voglio assumermi la responsabilità del mio stare bene: riconoscere i modi in cui le ferite infantili mi hanno influenzata e come ciò si sia manifestato nella mia vita. Essere testimone dell’effetto a catena che si è verificato e guadare le acque torbide per rimuovere i sassi ed evitare che le onde di traumi transgenerazionali si infrangano ai piedi di mia figlia.

Possiamo riconoscere e abbracciare il nostro trauma senza bisogno di condannare un’altra persona per il suo. Ripulire i nostri occhi da accusa e vittimismo e riempirli di consapevolezza, comprensione e compassione, per noi stessi in primis e poi per gli altri.

Insieme possiamo riconoscere e guarire la ferita, spezzare i cicli e lasciare un’eredità più leggera rispetto a quella che abbiamo ricevuto.

Con gratitudine, rispetto e stima per le donne del II Cerchio,
Lila

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