Ieri mi sono avventurata, come spesso faccio, in una giornata meravigliosa, con un’immensa gratitudine, a bordo della mia bicicletta elettrica, verso il mare, attraversando il parco della Maremma. Stavo proprio volando, immersa in una sensazione di felicità, gratitudine, bellezza, immensità, dolcezza e, soprattutto, pienezza, una pienezza vera e profonda.
Quando, a un certo punto, senza che mi accorgessi di nulla, ho sbandato e, per la prima volta in vita mia, sono caduta dalla bicicletta. Una caduta molto traumatica: ho graffiato e strisciato il viso contro una rete di protezione per gli animali del parco, che aveva anche del filo spinato. Mi sono ritrovata con il volto completamente insanguinato, il sapore del sangue in bocca, tagli sul viso e uno in testa particolarmente grande che ha richiesto dei punti di sutura.
Quello è stato il mio “bagno”: il primo bagno che avrei voluto fare serenamente, per cogliere tutto il piacere del momento, si è trasformato invece in un bagno di sangue, con una faccia che somigliava a Scarface. È stato traumatico.
Si sono fermate tante persone, dei ragazzi giovani, che mi hanno dato un sacco di aiuto e l’ho ricevuto perché ero completamente inerme. Hanno dovuto far arrivare un’ambulanza, la bici era distrutta, un’ambulanza sulla ciclabile del parco della Maremma. Non ero mai stata in ambulanza prima, e mentre entravo ho salutato i ragazzi che avrebbero portato la bici in un punto preciso della strada verso il mare, da dove sarebbe stata recuperata poi da mia sorella.
Nell’ambulanza, con due donne — una alla guida e l’altra che mi stava accanto — mi sono seduta e lì finalmente mi sono permessa di piangere delle lacrime che non volevo far uscire davanti a quei ragazzi così giovani che già si stavano prodigando tanto per me.
Ho sentito sciogliersi nelle lacrime tanta paura, il forte dolore per i tagli, il pulsare della ferita più profonda sulla testa.
Ho sentito tutto il nostro essere fragili e completamente senza controllo. Ho sentito l’acido, l’amaro, l’astringente, il pungente dei sapori che mi arrivavano in bocca e in tutto il corpo.
Le lacrime solo erano dolci. Che paradosso…
Mentre l’ambulanza mi portava al pronto soccorso di Grosseto iniziavo a lasciarmi andare al sentire e basta. No analisi, no ragionamenti, solo esperienza diretta.
Ringrazio il PS di Grosseto profondamente, perché ho trovato un grande rispetto, in particolare in una meravigliosa dottoressa rumena che mi ha fatto la sutura. Ho incontrato molti anziani, tra loro Paola, 87 anni che non riusciva a stare ferma come se avesse addosso una tarantola e quando le ho detto che poteva sedersi sulla mia poltrona che era comoda tipo chaise longue, lei mi ha raccontato che aveva da un mese perso il marito e le faceva male tutto il torace. Dopo 67 anni di matrimonio come puoi vivere senza il tuo compagno? Parlarne l’ha rasserenata e io mi sono sentita così piena di rispetto per lei…
Quante storie ho ascoltato in quel PS ieri…
Con la mia faccia da Scarface, la sutura da fare, felpa, capelli e leggins tutti strappati, il tanto pungente sapore dell’ago sulla pelle del cranio, (“piano piano, rilassati profondamente, lascia fare”, mi dicevo e accadeva il miracolo del piacere del sapore pungente anche lì…), al di là del tremore del corpo e del trauma che sto curando con tutto ciò che posso, ho iniziato a sentire grande gratitudine per questa esperienza che, senza dubbio, cambierà alcune delle mie percezioni e scelte di sicurezza.
A volte non considero la sicurezza per me. Sono stata una bambina lasciata crescere da sola senza protezione. E fino ad ora mi è andata bene. Però ora acquisterò un casco e altre piccole attrezzature, perché voglio darmi quella sicurezza che noi mi è stata data. Senza rancore alcuno.
Quel sapore amaro e aspro del sangue che colava dalle ferite fino alla bocca, quell’acidità, quell’improvvisa mancanza di controllo sulla strada che stavo percorrendo… ora riesco a ringraziare e a risentire tutto ancora e ancora. Non mi interessa il perchè e la dinamica dell’incidente.
Mi interessa accettare che sia accaduto, sentirlo e accettare di non avere il controllo sulla vita.
So che ci vorranno giorni perché il mio corpo ritrovi il suo equilibrio a tutti i livelli. Ma va bene così, è un immenso insegnamento.
Ero partita piena di tracotanza, forza, potenza, gratitudine e pienezza e mi sono ritrovata sbattuta contro una rete, scarface e tutta pestata.
Chissà forse era: credi di poter rimanere nella gratitudine anche così? So che tutto concorre al bene. Tutto.
So che ci sono 6 sapori e 9 emozioni e voglio essere pronta ad assaporarle tutte se necessario.
Come mi diceva mia nonna: Queste sono cose che capitano ai vivi, piccola mia.
Grazie anche per questi sapori e questo insegnamento. Li prendo con me, li onoro.
Sorrido e mi abbandono.